Il leader dell'Unione di centro all'evento dei giovani "Young Summer Camp" tenutosi a Jesolo dal 23 al 25 Luglio.
Casini mobilita l'UDC: puntiamo sul Nord
Una ammissione («Possiamo farlo, per gli altri è scomoda l'autocritica») che viene proprio da chi dovrebbe rassicurare la base che tutto va bene («Vista la situazione, è stato ottimo il 6,5% alle regionali in Veneto, col nostro candidato Antonio De Poli contro quello di Lega-Pdl»). Perché mai dire ciò che non è? Pier Ferdinando Casini non usa la foglia di fico. E promette: «Non avrete mai più candidati paracadutati da Roma». E lo dice in faccia a chi spera, vista l'età, di tenere alta la bandiera dell'udc. «Abbiamo bisogno di un cambio generazionale e di una nuova iniziativa politica» è l'esortazione del leader centrista ai giovani venuti da tutta Italia a Jesolo per la scuola estiva di politica, organizzata da un soddisfatto coordinatore veneto Antonio De Poli: «È il modo giusto per fare crescere la futura classe dirigente. Centoventi giovani che hanno pagato per essere qui. C'è bisogno di voi». Basta con l'autogenerazione dei vecchi che hanno paura di perdere potere. Una base per il Partito della Nazione, che nulla, per ora, ha da spartire col Terzo Polo lanciato da Rutelli.
Casini, galeotta fu la cena a casa di Vespa con Berlusconi.
Con voi, il Cavaliere intende mettersi le spalle al coperto, nel caso Bossi stacchi la spina al governo?
«Nel Pdl conta Bossi; nel Pd Vendola... nessuno può obbligarci a scegliere una minestra indigeribile».
Vendola è visto come il futuro del centrosinistra.
«Fa una battaglia personale. Il Pd sa che con lui andrebbe verso una perenne posizione minoritaria. Ma non sa dirgli di no».
Il governatore pugliese si definisce l'Obama bianco.
«Se diventasse segretario del Pd, noi avremmo un'autostrada per arrivare al 20% da soli».
Divisioni nel Pdl, divisioni nella Lega. È il canto del cigno dell'alleanza di centrodestra?
«Fatti loro. Per noi è importante parlare un linguaggio di novità. Questa politica sta dimostrando che le risposte ai problemi della gente non vengono. I grandi partiti sono all'implosione. C'è bisogno di un partito nuovo, di un Partito della Nazione che parli il linguaggio della riconciliazione nazionale, e sappia ricucire un Paese disgregato, impegnato in lotte corporative e tra Nord contro Sud e viceversa».
Cacciari & C. provano a rimettere sul mercato un movimento trasversale, "Verso Nord", in chiave settentrionale.
«Dialoghiamo con tutti, anche con chi arriva tardi a condividere ciò che diciamo da anni: che il governo non ha futuro, che serve una nuova legge elettorale, puntare sui giovani, che la Lega detta l'agenda del centrodestra. Ma Cacciari faccia attenzione a non scimmiottare la Lega, con gli slogan non si prendono voti. Meglio agire sulle contraddizioni Pdl-Lega».
Lei ha detto che se il governo Berlusconi dovesse cadere ba- sterebbero cinque minuti per realizzare un'alleanza alternativa. Ma con chi?
«Da tempo diciamo che riforme e provvedimenti, anche impopolari, che servono all'Italia non si riescono a fare perché chi governa ha paura di perdere le elezioni successive. Dunque, serve un governo di responsabilità nazionale che, pur avendo un'agenda dolorosa, affronti le vere questioni. E serve un armistizio tra le grandi forze politiche».
La sua proposta di larghe intese non pare avere fatto breccia a destra e a sinistra.
«L'ha fatta eccome. Il problema è che ciascuno continua con la propaganda. Quando si passerà ai fatti si capirà che tanti sono disponibili».
Qualcuno vorrebbe larghe intese ma senza Berlusconi.
«Non si può pretendere che Berlusconi non esista, o mettere un veto su di lui, che ha vinto le elezioni. Quando invito all'armistizio tra partiti parlo del coinvolgimento di tutti da Berlusconi a Bersani in un ragionamento diverso...».
Quale?
«Finora tutti sono all'autosufficienza, all'esibizionismo pensando di poter governare il Paese da soli o magari contro gli altri».
Pensa alla Lega in particolare?
«Qui in Veneto ogni giorno scoppia durissima la contrapposizione tra uomini della Lega. E pensare che dovevano essere quelli che avrebbero risolto i problemi... la gente deve essere attenta nel distinguere tra propaganda e concretezza. La Lega... tanto fumo e poco arrosto».
Visti gli esiti elettorali, è passato il messaggio leghista. Colpa vostra o merito loro?
«Anche colpa nostra. Lo sanno tutti ormai: la Lega ha fatto una politica che alla gente è apparsa diversa. Ma per me non è la politica giusta...»
Pensa alle quote latte?
«Si trasgrediscono le regole infischiandosene della legalità per favorire un piccolo gruppo d'allevatori. La colpa è anche nostra che non abbiamo saputo parlare il linguaggio della gente. Il Partito della Nazione nasce anche per contrastare questo».





